Un 2012 di Crowdfounding?

Ai più attenti non sarà passato inosservato il ciclone Crowfounding.

Un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. (WikiPedia)

Una rivoluzione che ha aperto orizzonti vasti per il mondo del design ludico “Indie”, al punto da destare anche un rapace interesse degli editori mainstream.

Al centro del ciclone c’è il sito www.KickStarter.com il capostipite dei siti crowdfounding (ora la famiglia si è allargata anche in Europa).

Il modello Crowdfounding ha permesso a menti creative (con portafogli vuoti) di raccogliere fondi via web per realizzare i propri innovativi progetti. Un sistema che ha subito infervorato i game designer più Avant-garde e social oriented.
Semplificando, la cosa funziona così:

  • L‘ideatore di giochi racconta il suo progetto al pubblico fornendo dettagli sul tipo di gioco, sul formato che avrà una volta prodotto ecc.
  • Gli utenti di Kickstarter possono supportare (versando denaro) lo sviluppo del progetto
  • L’offerta in denaro è libera ma ogni progetto ha una scala di offerte con “gradini” che definiscono i vantaggi che si ottengono donando cifre sempre più alte (edizioni limitate, gadget extra, opere di bene ecc…)
  • Se entro il tempo limite (un paio di mesi) si raccoglie la quota offerte minima, stabilita dall’ideatore, il progetto parte, in caso contrario amici come prima.

Ombre si profilano all’orizzonte?

Che l’editoria GdR anche oltreoceano ristagni è noto a tutti ma che si arrivi al punto he editori come White Wolf, Steve Jackson Games e Chaosium finiscano su KickStarter alla ricerca di fondi per i loro progetti vuole dire una delle due cose: o che l’industria ludica non è ko, ma definitivamente spacciata o che qualcuno cerca di fare il furbetto.
La seconda ipotesi (per ora) mi sembra quella più verosimile.

Consigli per gli acquisti?

Ad oggi si contano più di una dozzina di raccolte fondi andate in porto (dall’emerito sconosciuto, alla piccola personalità del mondo ludico indie fino alla “Major”) e altre sono lì che aspettano i vostri fondi. Alcuni di questi casi sono di particolare successo (Vampire Companion Deluxe o Book of the Empress per il GdR Champions) ma che fanno anche pensare a come il fenomeno (in attesa delle prime grandi frodi che inevitabilmente raffredderanno gli entusiasmi) abbia saputo toccare tutti i tasti giusti della compulsività di un tipico geek ludico. Diversamente non si spiega il motivo di pagare il pdf di un suppemento di Champions almeno $25 (quando poi sarà probabilmente reperibile su DrivethruRPG per un terzo del prezzo, o la metà) o una cifra analoga per il PDF del companion di Vampiri…

Siamo davvero messi male?

Come dicevo prima certe operazioni puzzicchiano di furberia, mettiamo in gioco il senso di importanza conferito dall’essere stato uno degli illuminati sostenitori di un “ esclusivo progetto editoriale” (anche se essere “1 di 1.134” mi dice dice tutto tranne che esclusività), mettiamo anche che certi prodotti sono così di nicchia che raramente vedrebbero la luce e sostenerli su KS è l’occasione di dare libero sfogo al fanboy che vive in noi… Rimane il fatto che per un editore medio l’opzione KickStarter è una ghiotta “win win situation”.

  1. Annnulli il rischio di impresa: se il progetto viene finanziato non anticipi costi editoriali e di stampa e anzi disponi di gruzzoletto anticipato composto da vendite sicure.
  2. Salti il balzello distributivo: non devi fare sconti al grosso distributore e questo si traduce in maggiore profitto a copia.
  3. Spesso fai pagare le spese di spedizione a parte: Book of the Empress costa, tra quota minima di sostegno per avere la versione stampata e le spese di spedizione in Europa “solo” $100.
  4. Nessuna garanzia sul quando il prodotto sarà disponibile: per piccoli progetti possono passare anche 3-4 mesi dall’offerta al momento in cui i primi sostenitori iniziano a ricevere le loro copie, per progetti più impegnativi può passare molto più tempo. Do: Pilgrims of the Flying Temple è stato chiuso a fine maggio e le prime copie – in America – sono arrivate a fine agosto (e si trattava di creare una versione stampata, non di un gioco ancora da scrivere).

Passare al Lato Oscuro (e non per i biscottini)

Il “senso” di KS viene così meno se a chiedere aiuto sono quelli che di norma fanno business e non “l’idealista” vicino di casa. Ma si sa, tutto il mondo è paese, e a parità di potenziale qualità di idee e sviluppo, si verifica di fatto una concorrenza sleale tra il peso e la credibilità di una White Wolf e quello di Mr. Chicchessia. Una storia di successo come DO (un gioco di narrazione) sicuramente ha tratto vantaggio dal curriculum dell’autore (una piccola celebrità del mondo indie) e dal fatto che il target di riferimento è principalmente una comunità:

  • molto presente sul web e rodata al passaparola
  • estremamente coesa
  • facilmente disposta ad “andare sulla fiducia” per sostenere i propri beniamini
  • sensibile a proposte ricercate (o anche solo più intellettuali del solito)

Naturalmente non è possibile aspettarsi ambienti favorevoli come questo per qualsiasi altro progetto e per questo motivo l’ingombranza di nomi come White Wolf su KS si fa poderosa.

Il 2012 ci dirà se è possibile un’ulteriore ascesa di KS e l’affermazione del modello Crowdfounding o se passati gli animi (e prese le prime fregature) il modello regge… Nel frattempo aspettiamo di vedere se Monte Cook noto prezzemolino orfano del progetto D&Dnext non ci fa un pensierino…