Sulle tracce di Cthulhu

Torno a parlare di giochi altrui e inizio con un titolo che ho acquistato di recente (Lucca 2011) ma che ho letto con molta calma, ovvero Sulle Tracce di Cthulhu (in inglese Trail of Cthulhu) edito da Stratelibri/Giochi Uniti (che quando si tratta di Grandi Antichi perde il pelo ma non il vizio :o)

Premessa1: non ci ho ancora giocato (anche se non credo che lo farò molto presto).

Breve preambolo: se non sapete di cosa può trattare un GdR ispirato ai racconti di Lovecraft potete leggerlo qui e poi tornare a questa scheda (ah, i vantaggi di wikipedia!)

Premessa 2: io sono un grande fan di Kenneth Hite dai tempi della rivista Pyramid e dei suoi mirabolanti articoli-zibaldone (raccolti anche nei volumi Suppressed Transmission), il personaggio in questione  è in grado di tracciare pazzesche connessioni tra argomenti disparati a un livello che rasenta l’apofenia, creando scenari (non nel senso di avventure) di grande suggestione.

E già questo, per me, è motivo di stima.

Il re è nudo

In STdC Kenneth Hite denuncia l’annoso problema che da sempre hanno i GdR  di investigazione, ovvero come evitare la situazione tipica in cui il gioco si ferma perché i giocatori (sfortunati coi dadi) non imbroccano l’indizio giusto con un lancio di Biblioteconomia, e ci offre la sua soluzione adottando il sistema Gumshoe, ideato da Robin Laws (altro peso massimo del Game Design) sistema già presentato in Italia con Esoterroristi.

Prima di STdC non avevo mai affrontato il Gumshoe e quindi non posso dire se Hite “interpreti” il sistema di Laws in modo poco convincente o lo utilizzi così com’è. Ma di una cosa sono piuttosto convinto, se risolvere un problema significa passarci sopra con uno schiacciassi allora sì, il Gumshoe è il re dei risolutori.

In modo conciso (e semplicistico) il sistema di fatto assicura il recupero di informazioni essenziali allo svolgimento dell’indagine senza lancio di dadi. Se usi l’abilità giusta (Biblioteconomia) e sei nel posto giusto (biblioteca) l’indizio lo trovi (ovvio, sempre se c’è). Se non hai l’abilità giusta (ma è improbabile perché il regolamento ti suggerisce caldamente di avere un minimo di valori  nelle abilità chiave di investigazione) probabilmente lui troverà te (gli Indizi Fluttuanti). I giocatori possono dormire sonni relativamente tranquilli (se non si fermano la storia andrà avanti per loro), il Master non deve temere di vedersi mandare in vacca uno scenario “capito male” e tutti vivranno felici e contenti navigando verso il gran finale della storia, l’inevitabile follia cthulhoide e forse un po’ di noia.

Il “mio” problema col Gumshoe

Da un punto di vista puramente meccanico non dico che il sistema sia intrinsecamente “fallato” (magari con qualche smagliatura qua e là sì) offre inoltre un livello di profondità in grado di sostenere campagne prolungate, quello che mi lascia perplesso è l’assunto su cui si basa. L’aleatorietà in un GdR è una componente tradizionalmente presente e, in un GdR investigativo delegargli la riuscita dei momenti chiave delle investigazioni è rischiosissimo, ma lo stesso si potrebbe dire dei combattimenti/scene di azione. In STdC uno scontro fisico (con umani e non) non è così raro ma comunque assai pericoloso quindi il rischio di mandare in vacca uno scenario perché uno o più protagonisti muore o finisce all’ospedale per un periodo prolungato sussiste. Questo stranamente non sembra essere preso in considerazione dal Gumshoe, un sistema che intrinsecamente non dissuade dallo scontro fisico più di quanto non facesse il buon vecchio Richiamo di Chtulhu (e chiunque abbia mai giocato a RdC sa che nessun gruppo di investigatori può stare lontano dai guai – o da candelotti di dinamite – troppo a lungo).

Un gioco come RdC o STdC ha bisogno di suggerimenti e idee per il master per far sì che l’avventura nella sua struttura “regga”, anche prendendo in considerazione “il fallimento” (tema che meriterebbe un post a parte) o anche solo l’eventuale “dabbenaggine” dei giocatori, e non di palliativi che invece di espandere gli orizzonti li chiudono ostruendoli di bambagia. Nei giochi in cui è previsto un Master l’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire a chi copre questo non facile ruolo gli strumenti per migliorare, riconoscere, affrontare e possibilmente risolvere con tempestività eventuali problemi dati da storture da “patto sociale”, regolamenti vacillanti o scenari progettati male.

In altre parole se ho bisogno di un cavallo per una corsa non darmi un levriero, anche se corre veloce e ha la coda continua a non essere un cavallo…

L’ambientazione

Se il Gumshoe è la parte meno interessante del manuale, il vero valore dell’opera sono i capitoli di ambientazione, il bestiario, i consigli per il Master e in genere la filosofia relativista che l’autore adotta. Hite non offre mai una visione univoca di come “funziona” l’ambientazione ma ci bombarda di stimoli e di scelte, e in un periodo dove i giochi tendono ad “andare sul sicuro” offrendo esperienze sempre più circoscritte e “blindate” (vedi L’ultimo Anello – ambientato in uno specifico lasso di tempo e in una circoscritta area geografica del mondo di Tolkien, l’imminente gioco di ruolo della Marvel – ambientato durante un breve arco di storie dell’universo Ultimate – o la maggior parte dei titoli “indie”) questa è una vera boccata d’aria.

Pur senza uscire dal seminatissimo “canone Cthulhiano” STdC offre al Master la possibilità di modellare l’ambientazione a proprio piacimento senza correre il rischio di snaturarla, iniziando con stabilire le coordinate di stile (Pulp o Classic) fino ad arrivare a definire la natura dei grandi antichi (in base alle tradizioni letterarie di Lovecraft o dei suoi svariati epigoni). Hite poi evita di riscrivere per l’ennesima volta il già scritto e sceglie di ambientare le storie nell’america degli anni ’30 (una decina di anni dopo Il Richiamo di Cthulhu) una scelta felice perché ci introduce al tema della Grande Depressione (che da solo può generare un marea di spunti), ci depone alla soglia di un nuovo e imminente conflitto mondiale e in genere offre un terreno di gioco fertile come le sponde del Nilo. Descrive a sommi capi ma in modo efficace lo scenario mondiale offrendo agganci a luoghi/nazioni adatti ad avventure e specialmente nella sezione bestiario non ci offre le creature dei Miti su un piatto d’argento ma ci offre un kit per “interpretarle” nel modo più adatto allo stile di gioco che preferiamo, rendendole “uniche” (e non solo dal punto di vista dello Statblock).

Ah, e scordatevi le statistiche di gioco di Cthulhu!

Tutto ciò in splendida controtendenza con il pensiero-pecora attuale, un Master di STdC non solo non è depauperato del suo ruolo, anzi è chiamato a pensare con la sua testa (inaudito!), assumere le responsabilità di contribuire alla riuscita del gioco ed è  accompagnato con una guida e strumenti utili per farlo al meglio.

Anche senza un Gumshoe che spiana la strada…

Un libro per le mani

Non ci si può esimere da alcune considerazioni di “confezione”. Il comparto grafico del volume brossurato spicca per la sua quasi totale mancanza di attrattiva, dietro a una copertina scura (e poco invitante) e un titolo graficamente assai poco leggibile (spicca di più il marchio Stratelibri) troviamo una grafica a metà tra l’Art-Decò e il New York Times… o almeno l’idea che deve aver avuto il grafico (Jerome Hugein) di tali stili.

La scelta non sempre felice di caratteri unita ai toni seppia rendono le pagine di testo uniformemente monotone. Le illustrazioni realizzate dallo stesso Huguein conferiscono una certa atmosfera ma nella maggior parte dei casi risultano “impastate” (forse per la carta opaca usata per la versione italiana?), banalmente scure e non dark. Nella sezione del bestiario delle creature le immagini sono messe un po’ a caso e senza una didascalia che indichi a cosa si riferiscano (e in un’ambientazione del genere dove i mostri sono non-descritti forse sarebbe stato meglio essere un briciolino più didascalici), stesso problema nei riferimenti ai box di approfondimento, in genere prima ci sono i box poi dopo una o due pagine arriva la sezione di cui dovrebbero essere “figli”, cosa che genera un po’ di confusione.

Rullo di tamburi

STdC ha ribaltato le mie aspettative, mi ci ero avvicinato perché interessato più al sistema di gioco che all’ambientazione (che in passato ho giocato ad nauseam), invece lo stile e il modo di gestire l’argomento di Hite mi ha convinto. Al contrario il Gumshoe mi ha lasciato freddino sia per la filosofia che sta dietro alla suo sistema di risoluzione, sia per una cerca ineleganza che traspare qua e là dal regolamento (non puoi chiamare con lo stesso nome due tipi di caratteristiche di gioco che si comportano meccanicamente in modo differente) per non parlare degli “Indizi Fluttuanti” che elevano il tanto bistrattato “illusionismo” a norma di legge.
Detto questo credo che per un fan Cthulhiano (di vecchia o nuova generazione) si STdC sia un acquisto comunque sensato.

Sulle tracce di Cthulhu

  • A4 (brossura) Colori/bicromia
  • 248 pagine
  • di Keneth Hite/Robin Laws
  • sito web
  • $35,00