Eeeeedizione Straordinaria……..

La notizia della settimana è che finalmente la 5 edizione di Dungeons & Dragons è stata ufficialmente annunciata, anche se il riassorbimento in WOtC di qualche mese fa di Monte Cook e il giro di licenziamenti di fine anno erano segnali più che eloquenti.

Ufficialmente non si sa ancora molto sulla direzione con cui Mr. Cook e soci faranno prendere al gioco e se soprattutto sapranno rilanciare il franchise di D&D (appannato dalla non proprio brillante performance di D&D4e) ma considerando che il tardo 2013 sembra la data papabile (?) di uscita pare proprio che i giochi si chiuderanno presto.

Molto presto, così presto che l’annuncio relativo alla fase di public beta (social proprio come ci si aspetta da un’azienda moderna e giovane) mi lascia un po’ perplesso.

Mi spiego, ad un paio di giorni dalla notizia la Blogosfera ludica è tutta ringalluzzita dall’idea che questa volta finalmente la WOtC ascolterà la propria base di utenti.

E già qui sorge spontaneo il primo dubbio, quale base?: i vecchi “grognard” ancorati al movimento Old School, la prima generazione di “Advanced Players”, la “Generation 3.x” o i “Nativi digitali” della 4e? O ancora i secessionisti di Pathfinderiana tradizione?

Perché un prodotto che incontri i favori di tutti queste barricate mi può solo far venire il mente il vecchio adagio che dice che “Il cammello è un cavallo progettato da un comitato”.

Superato questo piccolo ostacolo rimane il fatto che un opera di public beta gestita come si dovrebbe (e non come strumento di marketing) per un gioco del genere richiede tempistiche che difficilmente applicabili a deadline così stretta (per un D&D rivoluzionario in uscita a metà del 2013 i giochi sono necessariamente fatti già a fine di quest’anno). Che dire, ci sono grosse possibilità che l’input della base fan sarà marginale.

Cosa aspettarsi

Il team di sviluppo by Monte Cook non lascia sperare molto a chi auspica un ritorno alla semplicità, e questo per due motivi:

  1. Un nuova edizione di D&D deve potersi garantire almeno 3-4 anni di vita e questo significa una linea di produzione sostanziosa che mantenga alto l’interesse sul gioco e rinfocoli le vendite dei Core Book (da sempre il tipo di prodotto che non è MAI in perdita). Per poter sostenere questo genere di politica di produzione è necessario un sistema sufficientemente robusto da sopportare il maggior numero di aggiunte (e modifiche) prima di cedere sotto il proprio peso (o sotto quello degli errata ufficiali, come la 4e ci ha insegnato)
  2. Mr Cook è una penna felice in grado di sfornare un inarrestabile fiume di parole (infatti già ha iniziato, su Legend Lore, il suo blog nel sito della WotC) e questo vuol solo dire che i manuali saranno belli cicciuti (quindi leggerezza anche fisica pochina). Per ora il suo interesse sembra focalizzato sulla creazione di un sistema di “meccaniche a scalare” sia definito dal progresso di gioco (avanzando di livello si potrebbe avere la possibilità di scegliere se sbloccare nuove opzioni o “rimanere sul semplice”) sia da scelte consapevoli del gruppo a priori. Naturalmente se e come verrà implementato tale sistema sarà il tema di un semestre almeno di discussioni da forum.

Cosa vorrei dalla 5e

  • Un motivo che mi convinca a farmi ricominciare a giocare a D&D. Da vecchio matusa che le edizioni se le è passate tutte ho raggiunto la saturazione con la 3.5 e saltando a piè pari la 4e, dopo tanti anni mi sento un po’ orfano di uno spensierato Fantasy & Maccheroni.
  • Dimenticare per un attimo che i giocatori di ruolo vogliono un videogame, se scelgo un GdR carta e penna è perché voglio un GdR carta e penna (con i suoi pro e contro), sennò la Playstation (o Facebook) sono sempre alla portata di mano.
  • Un sistema di licenza di sviluppo per terze parti che non richieda un avvocato per essere interpretata e con intenti chiari fin da subito.

Cosa NON vorrei dalla 5e

  • Promesse non mantenute (l’iniziativa digitale tardiva, incompleta e castrante della 4e)
  • Ennesimo reboot di vecchie ambientazioni: abbiamo bisogno di un’ennesima versione di Forgotten Realms tanto quanto un Dark Sun ambientato tra i ghiacci o di un Ravenloft con vampiri al glitter.
  • Il piede in due scarpe: non dico la retrocompatibilità (utopia) ma almeno non ridefinire per l’ennesima volta quegli elementi di background base a sostegno delle regole (ad esempio la cosmologia, il rapporto tra allineamento morale e filosofie planari ecc) rendendo di fatto obsoleto non solo il Crunch delle vecchie edizioni ma anche il Fluff. Meglio un sistema scevro da questi “orpelli” che deleghi ad un supplemento di ambientazione il dovere – e il piacere – di approfondire il discorso.
  • Vorrei essere “stimolato” a comprare miniature, dadi, plance, lampadari e kit per il campeggio di D&D e non “gentilmente” forzato a farlo.
  • Un sistema duttile che non si sfasci al primo ritocco.
  • Tentativi malfatti di strizzare l’occhio al mondo indie. Il dualismo deve essere mantenuto, gli indie non avrebbero motivo di esistere se D&D non fosse la balena del mainstream, quindi per buona pace di tutti evitiamo di uscire dal seminato, ognuno si occupi di fare bene il proprio lavoro.

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