Perchè le teorie del Gioco di Ruolo hanno una brutta fama

Disclaimer: i temi trattati in questo post risulteranno incomprensibili ai più (specialmente a quelli che si divertono a giocare ai GdR e non a farsi un sacco di pippe su cosa vuol dire GdR e su come lo si deve giocare “bene”).

Navigando nella blogosfera a volte si incappa in interessanti approfondimenti, in questo caso sul sempre scottante tema Narrativismo Vs Gamismo, teoria forgita, Big Model ecc.

Argomenti che sempre si riducono (specialmente on line) in cruente Flame Wars.

Link all’articolo orignale (in inglese)

Punti di vista

L’autore non nasconde la sua avversità per le “teorie del gdR” (e quindi può essere considerato “di parte”) tuttavia si forza di fornire dettagli interessanti (e rivelatori) su alcuni dietro le quinte, ad esempio sul fatto che mentre l’analisi commissionata dalla WotC (che  tra l’altro – in larga sostanza – rivela che “il sistema (le meccaniche di gioco) alla fine non conta molto”) le teorie del Big Model si basano su posizioni non suffragate da raccolte di dati obiettive, ma al massimo sull’osservazione empirica (e quindi di parte).

La cosa che sconcerta è però la lucida analisi (se vogliamo un po’ severa) su temi che anche da noi finiscono per animare ogni forum, i giochi forgiti come “One trick pony“, il trincerarsi dietro terminologia incomprensibile, l’attacco sistematico degli aspetti  di gioco Simulazionisti, il definire “cosa è giusto” e “cosa è sbagliato” nel gioco, il sentimento di dover riprogrammare le menti delle masse di giocatori (beoti?) ancora legati a concetti vecchi (e quindi di sillogismo in sillogismo sostanzialmente “errati”) ecc.

Come dire loro ci sono già passati (e per fortuna) ne sono usciti.

Insomma a prescindere da come alla fine la si pensi, su questo tema secondo me vale la pena darci una lettura.

Alla prossima (con argomenti meno astrusi, spero)

5 Comments

  1. Rafman
    Ago 2, 2010

    Bah, sarà, ma da quando io gioco e imposto i miei giochi secondo le moderne teorie di design mi diverto molto, ma molto di più. Se questi non sono fatti…

  2. Me
    Ago 2, 2010

    personalmente mi ritengo “opportunista ludico” prendo da dove mi piace e non mi faccio problema di teorie, modelli ecc… Quello che personalmente mi disturba sono i “filosofi con manganelli” (per citare Planescape ;-) che involontariamente e inevitabilmente finiscono per rafforzare il luogo comune del giocatore XXNerd (nell’eccezione del termine di “disadattato” e non quella “cool” di Wired ;-)

  3. Leonardo
    Ago 3, 2010

    Due sole parole per avvertire del fatto che Gleichman non può minimamente essere considerato un’autorità quando si parla di Big Model. Nella serie di articoli che citi dimostra una pressoché totale ignoranza riguardo alla teoria e solitamente si trova a criticare affermazioni che nessun “teorico” del Big Model ha mai fatto e che appaiono solo come deduzioni frutto della sua superficiale conoscenza della materia.

    Un esempio pratico sta proprio nel suo tirare in ballo l’analisi commissionata dalla Wizards: le categorie scelte dalla WoTC per classificare i giocatori non sono minimamente in relazione con le categorie GNS (che peraltro NON classificano i giocatori) e quindi utilizzare la ricerca per “invalidare” una posizione del Big Model è sbagliato da un punto di vista logico e dimostra che non si è minimamente compreso il concetto di Creative Agenda. Il che ovviamente è del tutto irrilevante nell’economia dell’universo e perfettamente trascurabile anche per un giocatore di ruolo incallito, almeno fino a quando non si pretende di fare una critica di quei concetti stessi di cui non si è minimamente compresa la natura.

  4. Me
    Ago 3, 2010

    vedi alla fine per me è sempre valido il detto “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Se il modo di comunicare (in questo caso una filosofia o una teoria) causa continui problemi di comprensione e non raggiunge il volgo vuol dire che il modo (magari formalmente corretto) non è quello più adatto alla divulgazione (se questo è il fine ultimo naturalmente).

  5. Leonardo
    Ago 3, 2010

    Questo è vero, come del resto è anche vero che alcuni concetti non sono immediati, anche quando espressi con un linguaggio più semplice, e quindi è richiesto un certo impegno ed una certa pazienza per padroneggiarli. Per questo dico sempre che se la teoria del gdr non interessa non solo è sacrosanto scegliere di starne alla larga, ma anche consigliabile. Alla fine non serve per divertirsi.

    Il mio problema con l’analisi di Gleichman, e la mia motivazione per mettere in guardia eventuali lettori, è proprio questo: lui ha interesse a demolire una teoria ma alla fine ciò che demolisce non è la teoria per come descritta da chi l’ha concepita, bensì la teoria per come il critico se la immagina. Tutto qui :)