…a Lucca andai (parte seconda)

Il titolo dell’ultimo post doveva mettervi sul chivalà… Passati un po’ di giorni eccomi tornato (con la mente) sul luogo del misfatto, e questa volta non divago ma parlo di giochi!

Tra tutte le proposte di questa edizione mi ha colpito molto un gioco che ogni anno è presente alla fiera, ma che dopo tanti anni ancora non sembra aver lasciato la fase di beta testing

Eccone una recensione lampo.

Ad una prima occhiata

Questo è un gioco un po’ strano, “quelli che la sanno lunga” direbbero che si tratta di un meta-gioco, un gioco dei giochi insomma. Questo gioco ha un po’ tutti gli ingredienti che ci si aspetta: regole, partecipanti, premio e un arbitro (in realtà più di uno – si potrebbe parlare quasi di una giuria). Insomma ha tutti gli elementi per far divertire ma il più delle volte non è poi così divertente. Spesso ci giocano sempre gli stessi quattro gatti (abitudinari), chi vi assiste lo trova noiosetto (se si accorge della sua esistenza) e qualcuno a fine partita se ne va borbottando, i più sbadigliano…

Presentazione/ambientazione

Questo gioco si presenta assai bene, è una tradizione di Lucca ormai e in qualche modo la fiera non sarebbe la stessa senza. Da qualche anno poi l’ambientazione ha ottenuto una “verniciatura” in chiave urbana, che è molto cool.

Game design

Ogni anno le regole di questo gioco sono modificate, ma paiono sempre un po’ strane, a volte hai la sensazione che siano un po’ ad-personam o – per citare Boris – fatte “a cazzo di cane“, se però lo fai notare:

  • a) gli arbitri seri ti ricordano che se accetti di giocare accetti anche le regole (è un pacchetto all-inclusive)
  • b) quelli più simpatici ti ricordano che “comunque è ancora una versione beta” e che “l’anno prossimo sarà migliore
  • c) quelli meno seri (forse nel mucchio più per la dimensione del loro biglietto da visita) nemmeno rispondono, forse non sanno nemmeno perché sono lì (o che sono arbitri).

Scopo del gioco

Il gioco stesso è ormai diventato lo scopo del gioco. Intrappolato in questa eterna fase beta il suo scopo è piacere ai beta-testers e non evolvere in un prodotto finito. Per questo motivo – un po’ all’italiana – vincono praticamente tutti, e se non ci sono premi adatti si fanno all’occasione. Vince la giocatrice più prosperosa, vince il giocatore che ce l’ha più grosso, quello meglio disegnato, quello con le orecchie più rotonde o quello che ha più carte in mano. Naturalmente sono solo esempi fantasiosi.

Giudizio finale

Il prodotto della tipologia più fastidiosa, bello fuori, frizzante e sbarazzino ma vuoto dentro. Non diverso da altri giochi simili in altri paesi.

Un fiore all’occhiello. Di plastica però.

ah… dimenticavo hai vinto anche tu!

Passa parola…